è paradossale come per dire non esisti non occorra aprire bocca.
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L'abbandono del paradiso diliziano
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giammai poi non vi nacque erba per per quello luogo onde noi pasammo... Ultimamente ho la sensazione che la vita, la mia di vita, si tratti appunto di questo. Nell'idea che non crescerà più erba laddove ci sono passata c'è qualcosa di desolante: gli attimi di vita trascorsi sono in qualche modo bruciati, consumati. Il fatto di lasciare una traccia - le nostre orme sull'erba - stanno anche a dimostrare però che qualcosa si è inciso di quel cammino già fatto e se vi gettiamo uno sguardo da vicino, se le investighiamo - riconducendoci al significato più letterale de la parola - probabilmente potremo scoprire ciò di cui al momento di calpestare non eravamo consci.
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Proprio nel mezzo del cammin o quasi attraverso gli anditi - e non per modo di dire - della selva oscura, mi ritrovo ad ascoltare i giullari notturni, a vegliare attorniata da vecchietti dalla bocca aperta che somigliano all'ometto di Munch. E poi ci sono le file degli sdentati orbi senza tetto e le future vedove e gli orfani di domani. Questa è discesa che poco spera in un'ascesa che viola le leggi naturali e il comune senso.
Storia senza titolo
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da qualche giorno mi si sta abbozzando in testa una storia. è legata a quelle foto un po' macabre che ho caricato nel blog recentemente. sarebbe dunque la storia di vita - o qualche capitoletto di essa - delle mie zie paterne. ecco l'inizio della storia o almeno le prime righe che sono riuscita a buttare giù. Sfrecciava vertiginosamente su una strada di asfalto nella macchina di suo padre. Le sembrava impossibile perché il padre era morto da decenni e poi, quella macchina era stata venduta per saldare dei debiti. Ad un tratto ebbe però una prospettiva più chiara e capì che stava per scontrarsi contro dei piloni di cemento che erano in mezzo alla carreggiata. E come degli edifici infernali, i blocchi di cemento cominciarono a dispiegare le ali. Li guardò meglio e scoprì in essi le fattezze di volti umani. Erano le sue sorelle che le impedivano il passaggio. La macchina si fermò. Fu lei ad aver schiacciato il freno. In quel momento il suo cuore riprese a battere e il dottore si t...
L'anno del gran balzo
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L’inizio di un nuovo anno, la ricorrenza del nostro compleanno fa sì che indulgiamo in quella illusione adolescenziale che ci fa pensare che questo anno, sì, ce la faremo a mettere insieme quelle pagine sciolte, riusciremo a superare i traumi infantili, avremo meno paura della morte, e via dicendo. Ciò sarebbe a dire l’anno in cui dovremmo essere capaci di quel gran balzo che attendiamo da una vita. E come tutte le illusioni -e tutto il resto-, prima o poi, svanisce. Un mese dopo, una settimana più tardi, o il mattino dopo. Lasciatemi andare a nanna con questa dolce sensazione che i fantasmi notturni faranno presto a strapparmela.
L'isola delle cere
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La luce del nord rosea, trasparente emanava da ogni cielo da ogni flutto. Un nevischio impercettibile ornava la nostra sfilata su quell’isola. Tu guardavi altrove, io chissà dove. Le cartoline quanto i ricordi sono lembi di ciò che fu. Descrizione del paesaggio; la topografia si corrisponde con lo stato d’animo; si verifica l’inconsistenza dell’immagine e l’impossibilità della conoscenza.
Metafora dell'esistenza
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"Ma quando le ninfe rugiadose nella città danzando liete si volgeranno per le strade incoronate ed un muro diverrà la funesta difesa del bagno, allora invero innumerevoli tribù di uomini di molte schiatte, attraversando in armi il guado dell’Istro dalle belle correnti, distruggeranno la regione scitica e la terra misia; ma quando assaliranno la Peonia con furiose speranze li raggiungerà lì la fine della vita e della lotta."
Sogno 1
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Salivo un sentiero di montagna, c'erano molti alberi, qualcuno era con me. In cima svettava il muro di un castello. Volevo arrampicarmici - era affascinante - ma sapevo che dall'altra parte c'era il vuoto o un baratro. Il muro era grigio e compatto, senza nessuna apertura, tetro ma nel contempo irreale. Mi sono fermata a guardare il paesaggio e si vedeva il mare. Ma ho definito male quello che si trovava oltre il muro. Il muro era solo una facciata. Sembrava di essere il castello nella sua completezza o una visione frontale di esso, ma dall'altra parte non c'era nulla, il che è diverso dal vuoto.