Post

La furia degli elementi

Immagine
No, gente, non è una foto della terra di Mordor negli ultimi momenti de Il signore degli anelli. È un vulcano in eruzione che in questi giorni sta sfogando la sua furia sugli abitanti di Chaiten, un paesino cileno di 4500 persone.

La nube

Che Issione finisse nel Tartaro per la sua audacia, è probabile. Falso invece che generasse i Centauri dalle nuvole. Costoro eran già un popolo al tempo delle nozze di suo figlio. Lapiti e Centauri escono da quel mondo titanico, in cui era consentito alle nature più diverse di mischiarsi, e spesseggiavano quei mostri contro i quali l'Olimpo sarà poi implacabile.(Parlano la Nube e Issione). La Nube: C'è una legge, Issione, cui bisogna ubbidire. Issione: Quassù la legge non arriva, Nefele. Qui la legge è il nevaio, la bufera, la tenebra. E quando viene il giorno chiaro e tu ti accosti leggera alla rupe, è troppo bello per pensarci ancora. La Nube: C'è una legge, Issione, che prima non c'era. Le nubi le aduna una mano più forte. Issione: Qui non arriva questa mano. Tu stessa, adesso che è sereno, ridi. E quando il cielo s'oscura e urla il vento, che importa la mano che ci sbatte come gòcciole? Accadeva già ai tempi che non c'era padrone. Nulla è mutato sopra i mon...

L'inconsolabile Orfeo di Pavese

Il sesso, l'ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d'uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell'Ade e vittima lacerata come lo stesso Dionisio, valse di più.(Parlano Orfeo e Bacca). Orfeo: E' andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S'intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch'è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com'era prima; che un'altra volta sarebbe finita. Ciò ch'è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi "Sia finita" e mi voltai. Euridice scomparve...

Un elenco dei libri da leggere

Da alcuni giorni tutto il mio intelletto è volto alle letture obbligate per un esame a lungo rimandato e che ormai devo fare. Qua e la ci sono però delle informazioni interessantissime su cose ascoltate ma mai verificate. Ed ecco che ho trovato l'Indice dei libri proibiti redatto dalla Chiesa, iniziato nel Cinquecento e rinnovato anno dopo anno fino al 1948! Se cliccate sul titolo avrete accesso all'ultimo degli indici nel quale troverete elencati autori- tra tanti altri - quali Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio e Antonio Fogazzaro. Il solo fatto che siano stati proibiti invita morbosamente una lettura anche di quelli sconosciuti.

V. vs v.

Immagine
Il Tasso ha la capacità di affascinarmi in modo rinnovato volta dopo volta che frugo nel suo pensiero. Il suo adattamento, ad esempio, del dogma aristotelico per quello che riguarda la costruzione di un poema eroico. Secondo lui, l'elemento essenziale di tali poemi era che il vero si mescolasse al verosimile. Facendo un esercizio di estrapolazione, mi viene da pensare che lo stesso accade con la nostra autobiografia, quella ricostruzione che facciamo del nostro passato nella quale fondiamo i fatti accaduti a una versione del tutto nostra - ma plausibile - della nostra storia di vita. La funzione di questa finzione verosimile sarebbe dilettare. È bene ricordare queste riflessioni all'ora di assegnare alla propria versione dei fatti il valore intrinseco di verità indiscutibili. La nostra vita tale come la concepiamo non è che una finzione dilettevole.

Analogiche

Immagine
rinchiusa in un armadio nella mia vecchia camera a casa dei miei, la macchina da scrivere nella quale battei tante lettere ad amici esteri e in cui trascrissi, ad esempio, un glossario di mitologia nordica in inglese che era in un cassetto dello stesso armadio. la cosa piú fantastica e allo stesso tempo terribile della macchina da scrivere era che cancellare ciò che si aveva scritto era faticosissimo e perciò rimanevano sempre tracce di quelle cassature. nel 1994 mio padre comprò un computer e la macchina venne dimenticata. ma questo non le toglie il suo ruolo primordiale nella mia vita e cioè avermi avviato allo scrivere in un modo strutturato e pianificato. oltre alla consapevolezza, ancora più importante, del fatto che non tutto è cancellabile. oggi la mia passione per i meccanismi analogici si verifica nella fotografia. mi è appena stata regalata una machina fotografica analogica degli anni ottanta. posso scommettere però che questa volta non verrà dimenticata in un armadi...

Slow death

Cliccate sul titolo, mi raccomando!

Once upon a time...

Ed ecco un brevissimo racconto. Come prima, cliccate sul titolo e potrete leggere il racconto in un'antra finestra.

E ora un classico...

Il fatto di aver scoperto che cantasse una delle mie canzoni preferite ha fatto che mi piacesse ancora di più.

La mia scoperta della serata

Avevo sentito il suo nome diverse volte ma non ci ho mai fatto caso. Finché non l'ho visto al Live at the Rehearsal Hall, stasera. Canta delle canzoni bellissime, sue e di altri. Vi presento Rufus Wainwright, se per caso non lo conoscete ancora...

Sembra un ragazzino birichino

La mia ninna nanna

Vertigine

Immagine
[ver-tì-gi-ne] n.f. [pl. -i] 1 (spec. pl.) illusoria sensazione che il corpo o gli oggetti circostanti ruotino o oscillino. Dal lat. vertigine(m), deriv. di vertere ‘volgere, girare’ Negli ultimi giorni mi sono volontariamente sottoposta a diverse situazioni che normalmente svegliano in me uno dei malesseri fisici - e psichici - che più impotenza mi provocano: le vertigini. Comunque non è andata così male. Me la sono cavata bene sia sulla funivia che sulla seggiovia. Non è andata tanto bene però su un ponte pericolante. Ecco le foto a testimonianza delle dure prove che ho superato.
Immagine
dormivi sul fondale, strati di fanghiglia ti ricoprivano. ti sei svegliata rinvigorita, atemporale. allora hai compreso che l'eternità è solo quella.

I mille volti del lago

Immagine
Che i mari ci sembrino sempre diversi è qualcosa che tutti abbiamo sperimentato. La sua natura è cangiante per via delle correnti, delle maree, dei venti. Qualcosa mi faceva pensare che non succedesse lo stesso con i laghi. Avevo un unico ricordo della lago della foto. Lo ricordavo solo blu e increspato. Nelle ultime due settimane ho invece scoperto che un lago può, alla pari di un mare, sembrare sempre diverso. So di essere stata un po' suggestionata, negli ultimi giorni, da una sorta di animismo panteista al punto che non è passato un attimo in cui non parlassi delle montagne, dei laghi o dei boschi senza identificarli con qualcosa di sublime. Ma ditemi voi se non c'è qualcosa di soprannaturale ad alonare questo paesaggio. Abbiate pazienza, prima o poi mi passerà... Il grigiore della città non tarderà molto a spazzare via queste immagini e sensazioni. La Carol di città è di ritorno. Purtroppo.

Lamponi selvatici

Immagine
La spiegazione alla lunga assenza di post su questo blog si deve al fatto che mi sono trasportata a un altro periodo della mia vita. Se state pensando che ho scoperto come viaggiare nel tempo, vi sbagliate. Sono invece stata nel luogo che mi ha visto crescere, a Bariloche, in Patagonia. Erano 13 anni che non ci andavo per motivi che ora sfuggono alla mia comprensione. Quello che sí ricordo, invece, è che l'ultima volta che l'ho visitato sapevo che non ci sarei tornata per molto tempo, intuizione che si è verificata. Sono state tante le cose che mi hanno riportato alla mia infanzia durante questo viaggio introspettivo - cosí lo chiama il mio ragazzo-: i laghi, le montagne, le visite alle case in cui ho abitato, gli incontri con gente cara del passato, ecc ecc. Ma qualcosa di più sottile mi ha fatto sentire, in un baleno, "la bambina che fui". Un giorno mentre camminavo sul ciglio della strada ho colto alcuni lamponi e tale come facevo da bambina, li ho ingoiati. E imme...

La poesia combatte col rasoio

È il titolo di una poesia di Domenico di Giovanni detto il Burchiello, autore quattrocentesco che seppe mescolare argutamente il doppio senso e il nonsense al suo linguaggio riccamente popolareggiante. Una di quelle rare perle che la poesia ogni tanto offre. Adatto agli amanti degli autori che pur non appartenendo alla tradizione colta, meritano più di una lettura, come Cecco Angiolieri ad esempio. Ma a differenza di Cecco, il Burchiello non solo si lamentava della sua sorte di poeta affamato o della donna che l'aveva tradito ma criptava la sua scrittura al punto che oggi difficilmente riusciamo a scoprire che volesse dire, a chi si rivolgesse con esattezza. Nella poesia che intitola questo post però, il Burchiello parla di qualcosa di più intelligibile che è un tema ricorrente nella storia della letteratura e cioè, la lotta tra il disperato bisogno di poetare e l'ineludibile necessità di mangiare. Ciò che è notevole è la conclusione alla quale arriva il Burchiello verso la fin...

Riflessione per l'anno novello II

Immagine
Qualche ora fa mentre mettevo in ordine il cassetto delle mutande mi sono stupita del fatto che - malgrado l'anzianità di alcuni capi - le avevo comprate tutte io, col frutto del mio lavoro. You've come a long way, baby...

Riflessione per l'anno novello

Immagine
In quale attimo l'adulto disincantato si sostituisce al bambino sorridente?

Il corteggiamento ( fatto a un'ombra)

Corteggiare le ombre come in una danza con le vesti strappate. Camminare su sassi roventi in estatico passo. Affondare nel riflesso, amare per figura, sono forse le uniche vie che ci rimangono.